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  Garbo [ (Cronache del Tempo Medio) ]
         

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21 febbraio 2013

CARO MARCELLO (NOIO VOLEVÀM SAVUAR L’INDIRISS ...)




Avete ricevuto la letterina di Silvio? Quella in cui vi promette il rimborso dell’Imu? Volete sapere quanto vale? Portatela dal fruttivendolo o dal macellaio e fateci la spesa: quanti zucchini, peperoni o braciole di manzo potete ricavarci? Assicuratevi comunque che il fruttivendolo e il macellaio siano di pura fede berlusconiana, altrimenti ve menano pure; comunque qualcuno è andato davvero al patronato con la lettera a richiedere l’Imu ... c’è ancora gente che crede a Babbo Natale e Babbo Natale Silvio ce la mette tutta per cercare di essere credibile pur nell’incredibile delle cazzate che spara.

Scrive addirittura che la cifra versata potrà essere disponibile sul nostro conto corrente con un bonifico, oppure potremmo ritirarla in un qualsiasi sportello postale ... sembra vero, sembra che se vado in un ufficio postale o alla mia banca posso già disporre di quella cifra, sembra quasi di toccarli con mano quei soldi, la descrizione è dettagliata e di una concretezza meravigliosa ... e se ci aggiungete qualche spicciolo a quei soldi potrete acquistare uno dei 160 castelli che in terra di Francia, secondo Berlusconi, darebbero via per niente.

Come tutti i truffatori che si rispettino, Silvio cura maniacalmente il dettaglio e il realismo dei particolari con cui ordisce la truffa, trattandosi di qualcosa di fumoso, di un affare inesistente, bisogna creare attorno al nulla del suo nucleo tutto un giro di dettagli iper-concreti, iper-realistici, ... in un certo senso è la concezione delle sue TV, trasmette aria fritta, ma la condisce bene con la plasticità e la concretezza di culi e tette (seppure la maggior parte di polistirolo espanso).

L’eccesso è ciò che spesso frega il truffatore: qualche anno fa un mio amico mi parlò di un affare che gli era stato proposto, sembrava semplice e redditizio, mi insospettì nel racconto che me ne faceva la particolarità dei dettagli, il procuratore dell’affare (il truffatore) forniva di sé e del presunto affare dettagli molto particolareggiati e realistici, oltre al numero di telefono, via, città del suo ufficio, forniva ad esempio anche l’interno condominiale ... decisamente troppo per non insospettirsi ed approfondire tutta la faccenda.

Era tutto ben congegnato, tutto concordava: l’ufficio, la via, la città, il numero di telefono, persino il nome dell’impiegato corrispondeva al vero, ma era un’altra persona, non era il nostro truffatore (solo che avresti dovuto vederlo per accorgertene ... oppure parlare con lui per accertare che il tizio all’altro capo del telefono non sapeva nulla né di noi né dell’affare, ricordava solo di aver smarrito ... o gli era stata sottratta ... tempo prima la sua carta d’identità).





Ma non sempre i truffatori vengono scoperti e visitano le patrie galere, c’è chi non viene mai scoperto (pensate alla cifra enorme dell’evasione fiscale) e chi pur essendo scoperto non paga o perché c’è sempre un politico che gli fa un condono, uno scudo fiscale, un’alabarda spaziale per fregare i contribuenti onesti che pagheranno le tasse al posto suo; è il caso recente di Diego Armando Maradona, che ha truffato al fisco 40 milioni di euro, pochi giorni fa il suo avvocato ha dichiarato alla stampa che il fisco italiano aveva azzerato il suo debito (poi l’Agenzia delle Entrate ha smentito seccamente, ma la notizia era circolata e lo stesso Diego sembra abbia festeggiato), ma la notizia più triste è il cartello comparso per le vie di Napoli che fa dell’ex calciatore un campione
vincente della lotta contro le tasse, rappresentate dall’odiata Equitalia ... ci ha fregato 40 milioni di euro e a Napoli lo rivogliono e lo acclamano come vincitore.

È proprio vero, per ogni furbo c’è sempre qualcuno meno furbo che ne fa le spese, per ogni truffatore esistono decine di truffati, se non ci fossero gli imbecilli sparirebbero immediatamente i furbi e i truffatori; pensate a quanti ce ne sono che credono che Berlusconi ha lasciato i conti a posto, che con lui non c’era manco l’ombra della crisi, che i ristoranti erano pieni e che tutti facevano le code per prenotare voli aerei, poi arriva Monti e i ristoranti e gli aerei si svuotano improvvisamente, lo spread sale e ci troviamo sull’orlo del baratro ... pazzesco, se fosse vero dovremmo dedurne che quell’uomo in loden porta una sfiga tremenda.



Bisogna chiarire che, anche se dubito che gli imbecilli capiscano, il decreto legislativo n.23 del 14 marzo 2011, “Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale” ha istituito e disciplinato l’Imposta municipale IMU con un’applicazione originariamente prevista a partire dal 2014... indovinate chi governava il 14 marzo 2011? Ci siete arrivati? Infatti, recava in calce le firme di Alfano, Tremonti, Bossi, Calderoli, Fitto, Maroni, Brunetta, oltre naturalmente a quella dell’ex Premier Berlusconi. Ciò che il governo Berlusconi prevedeva si pagasse a partire dal 2014 è stato anticipato dal governo Monti al 2012 ed è stata votata alla Camera con 402 voti a favore, 72 contrari e 22 astenuti e al Senato con 257 voti a favore, 41 contrari e nessun astenuto. Considerato che il PDL ha attualmente alla Camera 202 deputati (più 20 “responsabili” che da varie parti vi afferiscono) su un totale di 630 e 128 senatori (più 12 per il “buongoverno”) su 322, quanti esponenti del PDL hanno votato a favore di una legge che adesso il capo del PDL reputa ingiusta e si erge a giustiziere cittadino manco fosse Zorro? Berlusconi rassegnò le dimissioni nel novembre 2011, dicendo che lo faceva per il bene dell’Italia, ha atteso circa un anno che qualcun altro gli togliesse le castagne dal fuoco (come è sempre accaduto anche col tandem con Prodi) e adesso, sempre per il bene del Paese fa cadere il governo Monti e ci riprova, con questi mezzi patetici, con trovate che non reggerebbero nemmeno nei film dei Vanzina e con promesse a cui non crede più nessuno.





Qualcuno li ha visti a Sanremo, qualcun altro (come me) li ha visti per la prima volta sul blog di Antonio, mentre i nuovi omofobi, bava alla bocca, sputano veleno sull’amore, sulle unioni e sulla sacrosanta rivendicazione dei diritti degli omosessuali, loro pubblicamente sollevano un problema ... di civiltà prima di ogni altra considerazione.

Ebbene, non ci crederete, ma c’è chi in nome della “politica”, della politica spazzatura che impera in questo periodo, ne ha tentato una specie di parodia a scopo elettorale e ne è venuta fuori questa cosa qui che è francamente incommentabile:





Questi due individui esortano letteralmente a non votare col “culo”, per quanto mi riguarda possono stare tranquilli, infatti è col “cazzo” che penso di votarli e spero che anche gli altri facciano altrettanto perché questa non è politica, è spazzatura e in quanto tale va spazzata via al più presto, altro che candidarli in Parlamento.

Qualche tempo fa Ignazio La Russa (co-fondatore di Fratelli D’Italia) disse che voleva candidare i due marò ... hanno candidato i due cojò ... è in questi termini che si è espresso Crosetto definendoli: “Due coglioni!”, e infatti sia questi che quelli vanno sempre in coppia ... Crosetto e la Meloni poi si sono anche scusati con questo video:






Insomma, pare diventata una moda fare filmati in cui due tizi dialogano attraverso fogli scritti, è venuta voglia anche a me di fare un filmato simile, qualcuno mi fa da partner? Però, riflettendo, mi viene in mente che Fratelli D’Italia è nato perché Crosetto, La Russa e la Meloni si vergognavano per i ladri con cui erano alleati prima, mentre adesso si vergognano per i coglioni con cui sono alleati adesso ... ma non sarà qualcosa di strutturale alla destra tutto questo? Ci si può dissociare, scusare, vergognare, tutto ciò che volete, ma non può passare sotto silenzio né se ne può sminuire la gravità che i due co... pardon Raffaele Zanon e Alberto Romano Pedrina (questi i loro nomi) non sono due cretini che passavano di li per caso e si sono filmati con dietro il simbolo del loro partito, sono due candidati veneti di quel partito e che all’elettorato a cui attingono i loro voti queste volgarità e questi pregiudizi piacciono e li condividono.





Meriterebbe,invece, l’ergastolo col 41-bis o il nobel per la genialità l’ignoto attacchino di questo manifesto: e se avesse ragione lui e il mondo fosse davvero alla rovescia?




E che possiamo dire di questo inedito Maciste, se non che è un inguaribile ottimista? A guardarlo bene la T sembra eccessiva per coprire le sue pudenda, forse sarebbe stato sufficiente il punto esclamativo o persino il puntino che sottostà all’esclamativo ... ah, anche l’esclamativo è esagerato ... in fondo lo dice lui che è una “metafora”.




Di fronte a questo florilegio cosa possiamo aggiungere se non: più Iorio dappertutto, anche nell’insalata. Se questo concia in questo modo barbaro i pali della luce e i segnali stradali, immaginate quale scempio può fare se venisse eletto in Parlamento.




E veniamo a questo tizio, si chiama Lorenzo Borgia e si che si candida per Sinistra Ecologia Libertà come consigliere regionale in Umbria, già somiglia fisicamente in maniera imbarazzante a Franco Fiorito, ma a me non sembrava il caso di accentuare questa somiglianza con una festa con panini e porchetta; se poi a questo aggiungiamo il fatto che nel suo sito posta un filmato in cui viene sostenuto nientemeno che da Vittorio Sgarbi, la sua posizione si aggrava moltissimo e le speranze di essere eletto si fanno sempre più remote.




Ma ‘ndo’ vai se il master non ce l’hai, Giannino? E non un master qualsiasi, ma uno alla Chicago Booth School of Businness University (è sempre la stessa storia, se devi spararle, sparale grosse e dettagliate, come Berlusconi ... mica si accontenta, sta gente, di prendere una laurea alla Kristal Universiteti di Tirana, come Renzo Bossi ... nooo, vogliono il master di Chicago ... tanto è gratis!) ... che poi fosse solo questione di master mai conseguito, che già non è una bazzeccola, è una menzogna, un falso, e altrove i politici che dichiarano il falso si dimettono, il problema è il balletto inscenato per alcune ore, Giannino con in mano il teschio di Zingales (più nella posa del conte Ugolino con l’arcivescovo Ruggeri che in quella di Amleto con Yorick) che esclama: “Mi dimetto o non mi dimetto, that is the question ... mi si nota di se non mi dimetto e me ne sto in disparte o se mi dimetto e mi metto in smoking?”. Poi alla fine si è dimesso, però ciò che aveva mantenuto l’ha realizzato davvero, ha fermato il declino di chi racconta balle. Che, poi, diciamocela tutta, il delitto peggiore di Giannino non è quello di aver mentito su di un master mai conseguito, né il suo tentennare sul da farsi affidando una decisione di etica personale che solo lui col suo senso del decoro e dell’onore poteva prendere a dei fantomatici “funzionari” ... ma il suo modo di abbigliarsi! In quei suoi vestiti tagliati su misura, in quelle sue mise stravaganti, infatti, già baluginava tutta la sua vanità ... la vanità di un uomo certo non bello che vorrebbe vestirsi con le piume dell’uccello del paradiso.




E che dire di Antonio Ingroia e dello scambio di carinerie con Ilda Boccassini? Ingroia si lamenta di essere attaccato dai suoi stessi colleghi perché si è dato alla politica, proprio come era successo a Giovanni Falcone (il fatto è noto, dopo che l’allora ministro ad interim di Grazia e Giustizia Claudio Martelli lo chiamò a Roma a dirigere la sezione Affari Penali, Falcone fu attaccato non solo da quei politici che allora passavano per campioni dell’antimafia, ma persino dai suoi stessi colleghi più indipendenti, quelli di magistratura democratica, che l’avevano sostenuto fino a poco prima di quella decisione), la Boccassini gli replica: “"Come ha potuto paragonare la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone? Tra loro esiste una distanza misurabile in milioni di anni luce. Si vergogni".

La botta è forte, pesantissima, gli giunge dalla Boccassini che è considerata una beniamina da chi aspira ad una società più giusta e più onesta o anche solo ad un po’ di legalità e di giustizia in questo Paese, e in piena campagna elettorale; fra tutte le cose che Ingroia poteva fare a questo punto egli, col masochismo estremo della sinistra estrema sceglie proprio la peggiore, controbatte: “"Prima di sparare si informi [...]  Ho atteso finora una smentita della Boccassini, invano, ma siccome non è arrivata, dico che l'unica a doversi vergognare è lei che, ancora in magistratura, prende parte in modo così indecente e astioso alla competizione politica manipolando le mie dichiarazioni”. E poi, con un crescendo rossiniano di masochismo continua: "Mi basta sapere cosa pensava di me Paolo Borsellino e cosa pensava di lei. Alle sue piccinerie siamo abituati da anni". Se Ingroia voleva portare il contributo della magistratura nella politica ... l’ha portato, affossando sia l’una che l’altra; se invece voleva dare un saggio della sinistra al governo, ha dato anche quello ... la rissa del tutti contro tutti ... meschinamente. E poi, con quale garbo, con che finezza evoca un morto (che non può né confermare né smentire), per giunta assurto a dignità di simbolo della legalità e della lotta antimafia, agitando lo spettro della diceria, della mancanza di stima ... senza però citare le parole esatte (e questo lasciare intendere senza dire è in realtà ancora più meschino). Se potevo avere qualche dubbio sul votarlo, me l’ha dissolto.




Monti? Bersani? Per carità non scherziamo, il primo mi è bastato vederlo all’opera in quest’anno di governo e in questa campagna elettorale per fugare ogni possibilità ... ci separa un abisso; sul secondo e sul PD non faccio più affidamento da anni, sono un’altra cosa rispetto a me, dei perfetti estranei che hanno fatto danni almeno quanti ne ha fatti Berlusconi e il danno più grave è stato quello di mantenerlo in vita tutto questo tempo (perché se fossero stati appena un po’ più seri e credibili, se avessero davvero avuto delle idee e proposte serie per governare questo Paese, Berlusconi e tutto il suo circo si sarebbero già dissolti come neve al sole ... basti pensare alla fiducia riscossa da Prodi che è riuscito a battere il cavaliere due volte su due solo perché sembrava più serio).




Cosa resta? Beppe Grillo (... no, dai, non scherziamo, Fini chi, quello dei tortellini?) e il suo M5S. L’ho visto in comizio qui a Treviso venerdì 8 febbraio, alle 21; faceva un freddo becco fuori, eravamo qualche grado sotto zero, qualcuno durante il comizio si è persino sentito male per il freddo. Mi aspettavo quattro gatti in piazza dei Signori, invece era pieno come al concerto dei Pink Floyd a Venezia nell’89, mi è sembrato incredibile. Il trevigiano è pacioso, il motto più diffuso in questa città e che ne rispecchia l’indole è: “Mi no vao a combattar” che letteralmente si tradurrebbe: “Io non vado a combattere”, ma che in realtà vuol dire: “Non è cosa che mi riguarda, non mi prendo la briga”, non lascerebbe la sua calda casetta, il suo focolare, all’ora di cena poi, nemmeno se andasse a fuoco il comune, lo stabile in cui abita o se distribuissero monete in piazza, figuriamoci per un comizio politico.

Qui in passato hanno votato per anni la “balena bianca”, i padroni, i preti e i loro interessi dicevano loro di farlo, con qualche spericolata trasgressione nel PSI (Gianni De Michelis, Paolo Scaroni, ..., che ci hanno lasciato in eredità Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, il primo un ex venditore di gondo’ete a Venezia a Lista di Spagna - la strada che va dalla chiesa Degli Scalzi a campo San Geremia - , mentre il secondo era istruttore di tennis), poi sono passati armi e bagagli dalla Liga alla Lega senza colpo ferire e hanno consegnato il loro voto puntualmente a Leonardo Muraro (presidente della provincia), a Luca Zaia (presidente della Regione Veneto) e allo “sceriffo” Giancarlo Gentilini, pro-sindaco della città, ma in realtà tutti sanno che il vero sindaco è lui.




Mi ha stupito questa folla oceanica, si riversavano persino nelle viette laterali perché la piazza non riusciva a contenerci tutti, il palchetto costruito da cui ha parlato Grillo era poco più di una baracchetta (non so se messa a disposizione dal Comune o auto-costruita) e il servizio d’ordine auto-gestito dai volontari, che passavano anche per la colletta.

L’entusiasmo era alle stelle, mai quella piazza aveva visto assieparsi così tanta gente per un’adunanza politica, nemmeno nei raduni della Lega, nemmeno quando veniva Bossi portando con sé l’ampolla dell’acqua del fiume Eridano da riversare a Venezia (in realtà la foce del Po è più giù, verso Rovigo, ma Venezia è più bella e poi se magna ben), nemmeno con la bella stagione o allettati dalle salsicce, dalle costolette e dalle costicine di maiale che sfrigolano sulla griglia e dall’ombra de vin che scende gorgogliando sui calici.





La rabbia e l’insoddisfazione qui si toccano con mano, e non ci sono più scuse che tengono, né prese di distanza di facciata (Gentilini ha criticato Maroni per la nuova alleanza con Berlusconi che farà perdere molti voti da queste parti e ha dato del “pallone gonfiato” all’ex premier ... ma qui non dimenticano che sono stati alleati del cavaliere per diciott’anni, che gli hanno votato ogni porcheria in fatto di giustizia col risultato che Berlusconi è uccel di bosco invece di essere in galera e che il “nord”, il Veneto, la “padania” non hanno ottenuto niente anzi, le aziende che hanno reso questa zona fra le più ricche del mondo, basti pensare che la sola Padova ha un fatturato annuo maggiore del Portogallo, stanno delocalizzando o stanno fallendo).




Tutti i partiti classici, soprattutto quelli che qui sbancavano, come la Lega, avranno un tracollo molto accentuato, lo temono, lo sanno, cercano solo di salvare il salvabile, di salvare il potere, di demonizzare Grillo come se fosse Stalin o Hitler e allo stato attuale sanno di poter contare soltanto sui propri voti, quelli dei propri familiari, quelli degli elettori più affezionati, lo zoccolo duro, quelli che non è che siano soddisfatti, anzi, sono incazzati pure loro, ma continueranno a votare per la Lega come quegli innamorati che continuano a correre dietro alla loro “bella” non più perché la amano ma proprio perché non gliel’ha data e non riescono a tollerarlo.





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