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  Garbo [ (Cronache del Tempo Medio) ]
         

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12 febbraio 2013

VIA COL VENTO (GONE WITH THE WIND)



Omnia Sol Temperat (Carmina Burana).

Omnia sol temperat / purus et subtilis / novo mundo reserat / aciem Aprilis / ad Amorem properat / animus herilis / et iocundis imperat / deus puerilis. / Rerum tanta novitas / in solemni vere / et veris auctoritas / iubet nos gaudere / vias prebet solitas / et in tuo vere / fides est et probitas / tuum retinere: / Ama me fideliter! / Fidem meam nota: / de corde totaliter / et ex mente tota / sum presentialiter / absens in remota. / Quisquis amat taliter / volvitur in rota.




Puro e leggero il Sole tutto riscalda, si schiude al mondo il volto novello di Aprile, l'animo nobile si affretta all'amore, e il dio fanciullo impera sui felici. Tanto rinnovellarsi nella sacra primavera e la sua possanza ci comandano di godere; schiude le vie ben note, e nella tua giovinezza la fedeltà e l'onestà vogliono che tu sia legato a chi ami. Amami fedelmente! Osserva la mia fedeltà integra di cuore e di tutta la mente. Sono a te presente anche quando sono assente. Chi ama in tal modo, è straziato dalla ruota della vita.




Alcune considerazioni da non credente sui recenti avvenimenti della chiesa cattolica e sul gesto eclatante di Benedetto XVI°, e questo non perché a me interessi il destino della chiesa, ma perché spesso la chiesa si interessa del mio destino … anche troppo!

Intanto il verbo usato per indicare cos’è successo … “dimettersi” … è sbagliato, un re, un imperatore e un papa non si dimettono, abdicano; non ci si dimette da un potere che trae le sue origini non da un consenso popolare ma da diritti di nascita o addirittura da Dio.

Non si tratta di una differenza da nulla, dimettersi significa rinunciare ad un incarico, ad un potere, a far qualcosa a cui si era stati chiamati a fare, mentre abdicare deriva dal latino ab (cioè da, indicante separazione da un limite, privazione) e dicare (dedicare, consacrare): in buona sostanza vuol dire rinunciare a ciò che si è dedicato, sconsacrare … e questo perché, contrariamente a qualsiasi altro incarico, un re, un imperatore e un papa dedicano la loro stessa vita nell’essere tali, si tratta appunto di qualcosa di sacro che solo una desacralizzazione può annullare gli effetti di questa chiamata del sangue o divina.

Che non si tratti di nulla di prosaico, ma di qualcosa che assume valenze sovrannaturali ce lo dice l’annuncio che l’anello piscatorio di Benedetto XVI° verrà spezzato; quali simbologie abbia un anello non voglio essere io a dirvelo, basti far mente locale al “bacio dell’anello” o a quanto potere venga attribuito ad un anello ne “Il signore degli anelli” … ogni anello del resto trae origine ultima da quell’anello di carne che è lo sfintere anale, il quale rappresenta nella nostra cultura il limite e il baluardo di purezza, mentre l’atto della deflorazione equivale alla desacralizzazione, al violare l’inviolato e l’inviolabile.

Quanta di questa simbologia inconscia possa ricondurci come un fil rouge allo scandalo della pedofilia interno alla chiesa, per cui eccetto alcuni proclami quando ormai le notizie erano incontrollabili e rischiava di sommergere il cattolicesimo tutto, non si sono prese le dovute misure interne non saprei, ma il dubbio allo stato attuale delle cose è lecito e un gesto così eclatante e inconsueto lo rinvigorisce.

Partiamo dal constatare che non è usuale che un papa abdichi, da Celestino V ad altri tre o quattro fra papi e antipapi, l’abdicazione è rara e spesso soggetta a costrizioni esterne che la storia ci ha consegnato, ma che al momento sono stati spacciati per gesti spontanei … eh si, perché il Diritto Canonico prevede l’abdicazione papale solo a patto che questa non sia soggetta a costrizioni esterne, ma che sia un gesto spontaneo.

In tutti i casi precedenti le costrizioni ci sono state e la storia le ha documentate, viene da chiedersi se anche questa abdicazione non soggiaccia a qualche forma di ricatto interna ed esterna alla chiesa; i motivi potrebbero essere diversi, dallo scandalo pedofilia che ho citato in cui a Benedetto XVI° si imputano le colpe di non aver fatto nulla per contrastare davvero la pedofilia interna alla chiesa fino all’accusa pesantissima di aver occultato le informazioni di casi di pedofilia che erano sempre più numerose e che coinvolgevano persino esponenti importanti e potenti all’interno della chiesa come il rev.do Marcial Maciel Degollado, fondatore della Congregazione dei Legionari di Cristo, di aver mantenuto gli accusati al loro posto dove potevano continuare a perpetrare il loro crimine e di averli addirittura coperti in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.




Allo scandalo Vatileaks, consistito sostanzialmente in una fuga sistematica di documenti vaticani riservati, quelli di cui siamo venuti a conoscenza grazie al libo pubblicato dal giornalista Gianluigi Nuzzi Sua Santità, parlano di una lotta per il potere all’interno del Vaticano e di alcune irregolarità nella gestione finanziaria dello Stato e nell’applicazione delle normative antiriciclaggio; non sappiamo quale regolamento di conti interno ci sia stato, ciò che ne è emerso in superficie è stato l’arresto, la condanna e la grazia per l’aiutante di camera di Sua Santità Paolo Gabriele e il sollevamento dal suo incarico nello IOR di Ettore Gotti Tedeschi.

Ora, immaginate solo per un istante e a titolo puramente di fantasia che alcuni di questi documenti, ben più compromettenti di quelli pubblicati da Nuzzi siano in mano a qualcuno che sta o all’interno o all’esterno della Chiesa e che questo qualcuno invece di pubblicarli come ha fatto Nuzzi se ne serva come arma di ricatto … ebbene, questo qualcuno avrebbe un potere immenso!

Se l’attacco è partito dall’interno, allora è presumibile che alcuni poteri (e potenti) ancora più conservatori di Benedetto volessero eliminarlo o perché non è stato ai patti, o perché ha sbagliato troppe cose oppure perché qualcuno si è stancato di aspettare; se invece l’attacco è partito dall’esterno (ma in ogni caso un esterno che sia ben noto perché magari ci hai fatto degli affari insieme), allora l’oligarchia che comanda la Chiesa, rendendosi conto che non è sufficiente far fuori Gotti Tedeschi, decide di sacrificare un pezzo più grosso, la “pietra dello scandalo” magari, pur di sottrarsi al ricatto.

Come funziona la Chiesa cattolica ho avuto modo di osservarlo in due frangenti molto significativi: al mio paese in Sicilia si festeggia San Sebastiano (pur non essendo il santo patrono) come santo miracoloso, c’è una devozione popolare commovente, per molti tratti imbarazzante, al “santo” si promettono fioretti, per il santo si affrontano diversi chilometri di strada da percorrere a piedi, alcuni la fanno persino scalzi, al santo si fanno corpose donazioni in oro e monete.

Qualche ignoto manigoldo pensò bene una notte di rapire la statuetta del “santo” posta al di fuori del centro abitato presso un’edicola nominata “u misteri i San’Bastianu” e chiese un riscatto all’arciprete che presiede la chiesa a cui il culto del santo afferisce; ebbene, le autorità ecclesiastiche locali si rifiutarono pubblicamente di pagare alcun riscatto perché, dissero, con i soldi che quei gaglioffi richiedevano si sarebbe potuto sostituire la semplice statuetta in gesso di nessun pregio artistico con una statua in alabastro interamente ricoperta d’oro e di lapislazzuli.




Qualche anno dopo a Padova fu rapita rocambolescamente la “lingua del santo” dalla Basilica, ricordo in quel periodo una città blindata, piena di forze dell’ordine, con accertamenti e perquisizioni a tappeto sia ai passanti sia alle abitazioni su cui convergeva qualche sospetto; anche in quel caso fu chiesto un riscatto e anche in quel caso la Chiesa (stavolta si mossero i vertici vaticani i  persona) dissero che non avrebbero pagato una lira.

Certo, stavolta non si trattava di una statua in gesso senza alcun valore economico, artistico o religioso, si trattava di una reliquia autenticata di uno dei santi più venerati al mondo (Antonio), per cui c’è un pellegrinaggio continuo da ogni dove e, come se non bastasse, il reliquiario stesso in cui sono collocati il mento, la lingua, l’epiglottide e alcune cartilagini laringee di Fernando Martins de Bulhões de Lisboa, meglio noto come Antonio da Padova, sono opera finissima di alta oreficeria per grazia e armonia e sono di valore inestimabile.

Tuttavia la Santa Sede non cedette, dissero allora che le chiese italiane contenevano molti tesori, alcuni di valore superiore a quello preso dai rapitori, pagare un riscatto avrebbe significato aprire la strada ai furti di oggetti di culto nelle chiese a scopo di ricatto e questo la Chiesa non lo poteva permettere; preferirono allora sacrificare il pezzo che mettersi sotto scacco.

Anche in questo caso l’oligarchia vaticana potrebbe aver preferito sacrificare un pezzo importante come il papa, pur di non sottostare al ricatto, pur di non essere continuamente sotto scacco di un potenziale ricattatore; contrariamente al gioco degli scacchi, il Vaticano non possiede una figura da paragonare al re degli scacchi, per cui uno scacco a cui non si può reagire, quello che viene chiamato scacco matto, decreta la fine della partita e la sconfitta.

La Chiesa non può permettersi alcuna sconfitta, anzi auspica la vittoria finale, il definitivo trionfo di Cristo, alla fine dei tempi, non può permettersi uno scacco matto da forze e da uomini secolari, per questo non si è piagata in passato agli imperatori, per questo non si piegherà ai ricattatori, interni od esterni che siano, per questo la figura del papa è sacrificabile: morto un papa se ne fa un altro!




Si è vociferato, soprattutto in ambienti gay, di una presunta omosessualità di Joseph Ratzinger, esistono anche alcune pubblicazioni in merito, che basano questa diceria soprattutto su una sensibilità del gay nel riconoscerne un altro anche se quest’ultimo non vorrebbe rivelarsi e sul supporto di alcuni dati di fatto che però potrebbero non avere necessariamente un’interpretazione univoca: ad esempio i rapporti fra Benedetto XVI° e padre Georg Gänswein, che è assistente personale di Sua Santità e Suo Prelato d’Onore.

Non so quale credito si può dare a queste voci, certo che se esistessero le prove dell’omosessualità di Joseph Ratzinger e di una sua relazione intima con un sacerdote che lui ha elevato ai più alti onori ecclesiastici e che si tiene vicino portandolo con sé ovunque, la linea della chiesa contro l’omosessualità, contro i matrimoni e le adozioni gay, tutto il rullare di tamburi contro l’omosessualità come condizione contro natura, perderebbe la sua forza.

Sia come sia, mi rendo conto di aver fatto soltanto un ardito castello di nuvole, basato solo su supposizioni, ipotesi, sospetti, illazioni, certo però che non è facile credere ad un Ratzinger che rinuncia al seggio papale per mancanza di energia, per problemi di salute, per scoraggiamento, perché deluso o impossibilitato a realizzare il suo alto magistero, per problemi di vigore fisico o spirituale, così come è difficile credere che questa sia stata una scelta improvvisa o che in Vaticano non ne sapessero nulla: io credo che c’era qualcuno che non solo sapeva, ma esigeva la rinuncia di Benedetto XVI°.

In ultimo, vorrei evitare di sentire ancora l’ipocrita frase: “è un gesto di grande umiltà”, un papa fin dai tempi di Gregorio I° è denominato Servus Servorum Dei (servo dei servi di Dio), Cristo stesso insegnò cosa volesse dire praticando il lavacro dei piedi ai suoi discepoli, lo stesso Benedetto sulle soglie del suo papato si è appellato come un “umile servo nella vigna del Signore”.

Se avesse voluto essere semplicemente umile poteva continuare a fare il papa seguendo la linea dell’umiltà tracciata da Cristo in poi e che lui stesso aveva riconosciuto almeno a parole, un papa se agisce in conformità all’insegnamento cristiano è l’essere più umile sulla terra, se invece preferisce il camauro, la stola di ermellino, le scarpe Prada, la papa mobile blindata Merceds Benz e pubblicare a pagamento tutto ciò che scrive, allora è lontano anni luce da ogni umiltà.

Che poi, per inciso, far pagare le proprie parole, le Encicliche, le Pastorali e quant’altro, è un controsenso, è l’unica cosa contro natura che trovo in giro, altro che gay … ma ve lo immaginate Cristo che si fa pagare l’obolo per ogni parabola, e le royalties per il discorso sulla montagna, Cristo che si iscrive alla SIAE? La parola di Dio un tanto al chilo? Certo, finora si pagava in donazioni, si sono pagate le indulgenze ma la parola di Dio …. Ma ve lo immaginate: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio … e i mercati lo quotarono in Borsa”.




Infine, sono stufo di tutti i millenaristi, i predicatori inarrestabili della fine del mondo, non si è nemmeno estinta l’eco della profezia dei maya che già si avanza quella di Malachia, e prima c’era stata quella di Nostradamus, e ancora prima i testimoni di Geova, quella della cometa di Nonsochi, quella dell’allineamento dei pianeti, quella della rotazione delle sfere (le mie), quella di Gioacchino da Fiore e potrei fare un lunghissimo elenco  partire dall’Apocalisse di Giovanni e delle parole del Cristo sull’Armageddon e sulla fine dei tempi (solo per rimanere in ambito cristiano) o sulle corrispondenze mistiche delle misure delle piramidi, o sul segreto dei templari (che stanno bene dappertutto in questi casi, come il prezzemolo), il terzo segreto di Fatima, il Codice da Vinci, l’esoterismo di René Guénon (citazione de Il re del mondo di Franco Battiato … se si fermasse Chakravarti, il re del mondo, colui che fa girare la ruota credete che dovremmo scendere tutti e farcela a piedi?) ….

Insomma basta con le apocalissi, basta con tutti questi apocalittici, quelli che per intenderci Umberto Eco chiama i “diabolici”, quelli cioè che non si accontentano di ciò che vedono, che di fronte alla bellezza celestiale dell’Ultima cena di Leonardo pensano che ci sia dell’altro, un segreto, un mistero, un codice occulto, qualche diavoleria nascosta, perché non capiscono e non apprezzano l’opera in sé, allora cercano oltre, quelli per cui basta che ci sia analogia fra due cose perché ci sia anche qualche misteriosa relazione, quelli che creano processi circolari a partire dalle analogie e dove ciò che sta sopra sostiene ciò che sta sotto, che a sua volta sostiene ciò che sta sopra, quelli che se una cosa l’ha già detta qualcuno prima, allora è possibile che sia vera, e se è possibile che sia vera, allora è necessariamente vera, quelli per cui il vero equivale all’ovvio.

In sostanza è il meccanismo del pettegolezzo, basta solo accostare due proposizioni a caso: Comare A: “Sai, la Tizia ieri l’ho vista in via Garibaldi!”, Comare B: “Davvero? Sai chi abita in via Garibaldi? Il signor Tal dei Tali!”, Comare A: “Ahhh ….” E quell’ahhh è segno che il collegamento di senso è avvenuto, se poi spuntasse pure una Comare C a dire che anche lei ha già visto la Tizia in quella stessa via, questo rinforzerebbe il tutto fino a renderlo una certezza assoluta, monolitica e se spunta uno scettico, anch’egli entra a far parte del gioco come un sempliciotto nella migliore delle ipotesi o magari di un altro frequentatore della Tizia che ci tiene a mantenere l’onore e la rispettabilità della signora perché non ci siano sospetti anche su di lui. Insomma basta, non ne posso più del cicaleccio continuo di questa manica di imbecilli che ricama incessantemente lo stesso ordito intrecciando nuvole, fumo e vapore, di tutta questa gente che come un moscone impazzito continua a sbattere la testa contro il vetro perché la sua trasparenza fa vedere loro ciò che c’è al di la, ma continueranno sempre a negare che esiste il vetro.





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