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  Garbo [ (Cronache del Tempo Medio) ]
         

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31 gennaio 2013

DUCE! DUCE!




Silvio Berlusconi qualche giorno fa, in occasione della Giornata della Memoria a Milano, ha rilasciato alcune dichiarazioni che hanno sollevato vibrate proteste anche al di fuori dei nostri confini nazionali.

Le frasi contestate sono relative alla responsabilità circa lo sterminio degli ebrei, sulle Leggi Razziali e sulla valutazione stessa di Benito Mussolini come statista; egli a questo proposito dice:

 

"Il fatto delle leggi razziali è la peggior colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene".

 

Poi aggiunge:

 

"L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania ma ci fu una connivenza che all’inizio non fu completamente consapevole". Secondo Berlusconi “l’Italia preferì essere alleata alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi” e “dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta contro gli ebrei”. 

 

In sostanza dice che la colpa più grave di Mussolini furono le leggi razziali, per il resto lo stesso Mussolini “aveva fatto bene”; ma anche sulle leggi razziali non dobbiamo paragonare le responsabilità dell’Italia a quelle della Germania, ci fu solo una connivenza di cui all’inizio la prima non era completamente consapevole, Mussolini e il fascismo furono costretti ad emanare le leggi razziali per l’alleanza che avevano siglato con la Germania.

Subito dopo il leader del PDL ha fatto merenda, ha guardato Carosello e si è appisolato sognando le olgettine vestite da suore, da poliziotte, da infermiere, da Ilda Boccassini, da Babbo Natale e persino da Ronaldinho (de gustibus ... è proprio vero che i bambini sognano ciò che desiderano o ciò che temono per esorcizzare la paura) che facevano bunga bunga ... e ha passato una giornata felice, dice la sua tata, tanto è vero che voleva tornare il giorno dopo sul palco a recitare La vispa Teresa, ma gli hanno spiegato che di giorno della Memoria ce n’é uno solo e il giorno dopo l’hanno già dimenticato tutti.

Il discorso non sta in piedi, spero ci arriviate da soli a comprenderlo ... che vuol dire che noi italiani fummo conniventi inizialmente non consapevoli? Una lettura al testo farebbe tremare le vene ai polsi a chiunque avrebbe dovuto firmarlo (e lo firmarono scienziati, uomini politici, letterati: qui un elenco degli estensori e dei principali firmatari) ... è stata un’aberrazione enorme anche solo averlo pensato, da quel momento in poi si è scatenata la caccia all’ebreo in tutto il territorio nazionale ... e, per favore, non raccontiamoci la favoletta che pensavamo che Hitler li mandasse in un villaggio vacanze.

Un evento del genere si può rievocare solo per vergognarsene pubblicamente, per condannarlo senza appello, non per trovare scuse parziali come la moglie fedigrafa sorpresa sul fatto; c’è da chiedersi, allora, perché Berlusconi ha voluto fare esternazioni di questo tipo e nel contesto meno indicato per farle ... solo per i voti di qualche migliaio di imbecilli che si galvanizzano al sentir parlare del duce?

E’ pur vero poi, come dice qualcuno, che il giudizio su Mussolini non è unanime, a ben cercare qualche elogio lo ha ricevuto, e qui di seguito vi scrivo quelli che ricordo:

 

Ghandi incontrò Mussolini un’unica volta, nel dicembre del 1931 a Roma, quando ancora non era mahatma (grande anima) e forse proprio per questo, disse di apprezzare la “disciplina, l’ordine e la solida struttura amministrativa” che il fascismo era riuscito ad imporre in Italia.

Di Mussolini scriverà:

 

Alla sua presenza si viene storditi. Io non sono uno che si lascia stordire in quel modo, ma osservai che aveva sistemato le cose attorno a sé in modo che il visitatore fosse facilmente preda del terrore. I muri del corridoio attraverso il quale bisogna passare per raggiungerlo sono stracolmi di vari tipi di spade e altre armi. Anche nella sua stanza, non c'è neppure un quadro o qualcosa del genere sui muri, che sono invece coperti di armi”.

 

“Mussolini è il salvatore e rinnovatore della sua Patria. Il Duce è uno statista di primissimo ordine, completamente disinteressato, un superuomo”.

Era talmente entusiasta di questa visita e dell’incontro col duce che prima di partire per Bombay, congedandosi dalla folla radunata al porto di Brindisi leva in alto il suo braccio destro imitando il saluto romano.

Più tardi dall’India scriverà al suo amico Romain Rolland che: Il Duce ha fatto molto per i contadini. Senza dubbio ha il pugno di ferro. Ma siccome la violenza è alla base della società occidentale, le riforme di Mussolini sono degne di uno studio imparziale. [...] Dietro i suoi discorsi enfatici c’è un nucleo di sincerità e di amore infiammato per il suo popolo. Mi sembra inoltre che alla gran massa degli italiani vada a genio il governo di ferro di Mussolini”.

 

Ma Ghandi non fu l’unico ad avere un’opinione positiva del nostro leader fascista che tenne in mano il potere per oltre un ventennio, ecco cosa pensavano di lui:

 

Pio XI°: “Costui è l’uomo della Provvidenza” (giudizio che condivise allora anche Angelo Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII°, il quale nel luglio del 1943 scrisse nel suo diario:

 

“La notizia più grave del giorno è il ritiro di Mussolini dal potere. L’accolgo con molta calma. Il gesto del Duce lo credo atto di saggezza, che gli fa onore. No, io non getterò pietre contro di lui. Anche per lui sic transit gloria mundi. Ma il gran bene che lui ha fatto all’Italia resta. Il ritirarsi così è espiazione di qualche suo errore. Dominus parcat illi (Dio abbia pietà di lui)”.

 

Pio XII°: “...il più grande uomo da me conosciuto, e senz’altro tra i più profondamente buoni”. (Dubito che Matteotti e tutti i perseguitati politici del regime avrebbero condiviso).

Thomas Mann: “...un semidio”.

Sigmund Freud: “...l’eroe della cultura”. (troverete qualcosa di più circa le circostanze di questa calorosa dedica qui; ma potete dubitare fin d’ora che Sigmund Freud potesse apprezzare davvero il Mussolini alleato di Hitler che durante la “notte dei cristalli” fece bruciare tutti i suoi libri e lo costrinse, ottantaduenne e ammalato di un tumore in fase terminale, a fuggire in Inghilterra per salvare la sua famiglia).

Winston Churchill: “ ... il più grande legislatore vivente”.

Thomas Alva Edison: “...il più grande genio dell’età moderna”.

Massimo Gorky: “...un uomo di intelligenza superiore”.

Lloyd George: “Un Uomo che desta ammirazione anche tra i suoi nemici, e che ogni giorno detta leggi circa il modo di governare i popoli in momenti difficilissimi”.

Stanley Baldwin: “... non vi sono in Europa uomini di eccezione come Mussolini”.

Samuel John Gurney Hoare: “Mussolini è il massimo statista dell’Europa moderna”. (Questo perché non conobbe Berlusconi).

Josif Vissarionovic Dzugasvili (Stalin): “ ... con la morte di Mussolini scompare uno dei più grandi uomini politici cui si deve rimproverare solamente di non aver messo al muro i suoi avversari” (Poteva mandarli in Siberia, come fece lui ... oppure ... in Val d’Aosta).

Igòr Stravinskij: “Mussolini è un uomo formidabile. Non credo che qualcuno abbia per Mussolini una venerazione maggiore della mia. Per me Egli è l’unico Uomo che conti nel mondo intero”. (Il fidanzamento in primavera e le nozze sono preannunciate per il prossimo autunno).

George Bernard Shaw: “Mussolini non è soltanto un uomo, ma una situazione storica”.

Ezra Pound: “Jefferson fu un genio, e Mussolini un altro genio”. (“Se prima ero solo a ballare l’hully gully ora siamo in due a ballare l’hully gully, se prima eravamo in due a ballare l’hully gully ora siamo in tre a ballare l’hully gully ...).

Herbert George Wells: “Mussolini ha lasciato il suo segno nella storia”. (Caspita se l’ha lasciato: 443 mila morti fino alla data della firma dell’Armistizio, senza contare ciò che accadde dopo, il Paese sotto la morsa dell’invasione alleata che bombardava e le rappresaglie dei tedeschi che si sentivano traditi, senza contare i dispersi, senza considerare che ne fu degli ebrei, degli zingari e degli omosessuali che furono deportati dall’Italia).

Adolf Hitler: “Un uomo che fa la storia, non la subisce. Mussolini è l’ultimo dei cesari”. (Per fortuna!).

Rudyard Kipling: “Vogliategli bene sempre, con un affetto costante; pensate che per l’Italia Egli è tutto”. (Sempre questi inglesi a ricordarci la nostra povertà).

Roald Engelbreth Amundsen: “Soltanto Napoleone può paragonarsi a lui”.

Alexis Carrel: “Cesare, Napoleone, Mussolini: tutti i grandi conduttori di popoli crescono oltre la loro statura umana”. (Beh, a parte Giulio Cesare, di cui Svetonio disse che era di “excelsa statura”, gli altri due era piuttosto piccoletti ... che voleva dire Carrel, secondo voi era ironico?).

Guglielmo Marconi: “... rivendico l’onore di essere stato in radiotelegrafia il primo fascista, il primo a riconoscere l’utilità di riunire in fascio i raggi elettrici, come Mussolini ha riconosciuto per primo in campo politico la necessità di riunire in fascio le energie sane del Paese per la maggiore grandezza dell’Italia”. (Mi pare più un’autocelebrazione ...però poi anche Mussolini avrebbe dovuto diffondere nell’etere il suo fascio, come fece Marconi).

Luigi Pirandello: “Mussolini recita, da protagonista, nel teatro dei secoli”. (Infatti sarebbe stato un ottimo cabarettista se fosse vissuto adesso, come il suo successore dei nostri giorni che spolvera la sedia da Santoro ... avanspettacolo puro che neanche Macario avrebbe osato).

Si potrebbe obiettare che alcune di queste persone erano interessate ad elogiare il dittatore fascista perché ne ebbero un tornaconto oppure perché, seppur nemiche, aver combattuto e vinto un grande nemico accresce i propri meriti. Certo, alcuni furono sinceri, e sinceramente credettero di avere davanti un grand’uomo ... no, in una valutazione di un essere umano non conta soltanto l’intelligenza, che anzi è ben poca cosa, correnti emotive sotterranee concorrono molto più copiosamente in questo tipo di giudizio, altrimenti non ci spiegheremmo perché Martin Heidegger e molti altri geni del secolo scorso furono nazisti, persino in Inghilterra prima della guerra c’erano dei nazisti anche presso la corte reale.

Un uomo non lo si valuta per i suoi intenti, per ciò che magari avrebbe voluto fare, ma per ciò che realmente fece: certo, l’Agro Pontino, le riforme agrarie, la scuola dell’obbligo, edifici solidi, gli aiuti alle famiglie povere ed altre cose che però furono notevolmente insufficienti rispetto a ciò che serviva davvero al Paese, ed anche sbagliate (basti paragonare le riforme economiche che Cavour fece in Piemonte circa settant’anni prima per capire la differenza: l’agricoltura divenne più razionale, efficiente e remunerativa, diede un incremento notevole all’industria e promosse il libero commercio abbattendo i dazi doganali e i grovigli burocratici, contrariamente a Mussolini che perpetuò un’agricoltura ormai superata, che non riusciva nemmeno a soddisfare il fabbisogno interno di grano, che non capì l’importanza dell’industria se non quando si servirono navi e cannoni e inibì ogni commercio con l’assurdità dell’autarchia).

E vogliamo parlare della enorme corruzione all’interno del partito, fra i funzionari e le industrie che rifornivano i cittadini e l’esercito? Delle scarpe di cartone e dell’equipaggiamento scadente delle truppe dell’Armir in Russia, di come le nostre navi nel Mediterraneo siano affondate miseramente come se fossero barchette di carta sotto il tiro degli incrociatori inglesi, che fra l’altro dovevano fare il giro per l’Atlantico per giungere da noi? E che dire dei carri armati a cui si spezzavano i cingoli e a cui saltavano fuori molti più problemi rispetto ai panzer tedeschi o inglesi in Grecia così come a Tobruch o a El-Alamein o a Bir-Hakeim, ; in una guerra fra carri vince chi dispone di più mezzi e chi ha i mezzi più efficienti e i carristi più precisi e più veloci, se ci fu una certa resistenza e degli atti di eroismo fu dovuto certamente a quest’ultimo fattore, non certo ai primi due.

Ci furono poi errori umani clamorosi, come inviare gli alpini (equipaggiati per l’alta montagna) nelle sconfinate pianure russe, o la cavalleria, persone cioè con sciabola e moschetto che secondo gli strateghi italiani avrebbero dovuto combattere contro la fanteria e l’artiglieria russe: acciaio balistico contro carne, muscoli e lame in un clima da gelo polare a cui né uomini né cavalli erano abituati.

Dovevamo conquistare l’impero (Etiopia, Eritrea, Somalia, Libia) e, nonostante l’ingente dispiegamento di uomini e di mezzi, siamo andati incontro a sconfitte clamorose come ad Adua, in Eritrea; alla fine la guerra fu vinta grazie all’impiego (vietato dalla Convenzione di Ginevra) di armi chimiche, di bombe all’iprite e di granate all’arsina.

Il 19 gennaio del 1936 Mussolini invia questo telegramma segreto a Pietro Badoglio in terra d’africa.

 

“Autorizzo Vostra Eccellenza a impiegare tutti i mezzi di guerra, dico tutti, sia dall’alto, come da terra. Massima decisione”.

 

E che dire poi che volevamo “spezzare le reni alla Grecia” che si risolsero in un completo disastro a causa degli innumerevoli errori tattici e strategici che ci portarono a rifugiarci precipitosamente in Albania e ad approntare una linea difensiva per non essere ricacciati in mare o in patria; solo l’aiuto delle truppe tedesche ci permetterà di avanzare e non ci sorprenderà che gli orgogliosi greci non volessero arrendersi all’esercito italiano, ma vollero arrendersi ai tedeschi.

E i bombardamenti delle città, e la fame, e il mercato nero, e l’invasione degli anglo-americani, e l’armistizio firmato all’improvviso senza tenere in conto che nel nostro territorio c’erano ingenti truppe tedesche e che tedeschi e italiani combattevano fianco a fianco in nord’Africa e in Grecia e che avrebbero considerato tutto ciò come un tradimento e innescato rappresaglie contro militari e civili, e che dire del fuggi fuggi generali quando tutto sembrava perduto (il re e la sua famiglia si precipitarono a Brindisi, pronti per imbarcarsi verso il Portogallo, Mussolini dopo la repubblica del Nord e la vicenda di Salò cercò anche lui di fuggire in Svizzera.

Che differenza di stile, di coraggio e di umanità fra i regnanti e i governanti italiani che scapparono tutti come topi e cercarono si salvare il salvabile per proprio tornaconto e la famiglia reale del Regno Unito che mise in salvo i bambini e che rimase sotto i bombardamenti a Londra fino alla fine della guerra.

Mussolini fu tutto questo, nel bene e nel male, ma fu soprattutto un narcisista di successo, di quelli che riescono a trovare un qualche riscontro al loro sentirsi persone straordinarie; anche Hitler e Stalin lo erano, ma in loro prevaleva l’aspetto paranoideo, di cercare incessantemente intorno a loro dei nemici che vogliono segretamente danneggiarci e che dobbiamo combattere prima che ci distruggano loro (anche Mussolini lo fu in parte, pensate al “complotto demo-pluto-giudaico-massonico”, alla demonizzazione di francesi e di inglesi, la “perfida albione”, al “Taci, il nemico ci ascolta!”).

Freud si occupò del narcisismo nel 1914, non sfugge a nessuno che le persone narcisiste esercitano un certo fascino (che può facilmente mutarsi in fastidio, insoddisfazione, dubbi, lamentele), a questo proposito scrisse:

 

“E’ infatti accertabile con evidenza che il narcisismo di una persona suscita una grande attrazione su tutti coloro i quali, avendo rinunciato alla totalità del proprio narcisismo, sono alla ricerca di un amore oggettuale; l’attrattiva del bambino poggia in buona parte sul suo narcisismo, sulla sua autosufficienza e inaccessibilità, al pari del fascino di alcune bestie che sembrano non occuparsi di noi, come i gatti e i grandi animali da preda. Nelle raffigurazioni poetiche che ne vengono date, persino i grandi criminali e gli umoristi ci avvincono per la coerenza narcisistica con cui sanno tenere lontano tutto ciò che potrebbe rimpicciolire il loro Io. E’ come se li invidiassimo perché hanno saputo serbare una condizione di beatitudine psichica, un assetto libidico inattingibile al quale noi abbiamo ormai rinunciato da tempo” (Introduzione al narcisismo, in Opere complete, vol. 7, Bollati Boringhieri Editore, p. 459).

 

Degni di attenzione sono i termini “autosufficienza” e “inaccessibilità”, che sono le parti emerse e visibili del narcisista, sembra quasi non chiedere consensi né riconoscimenti, è talmente sicuro di sé e del suo valore che irradia sicurezza e ispira fiducia negli altri. Dietro questa pseudo sicurezza c’è di solito un grave complesso di inferiorità, che si ammanta di questa falsa sicurezza; anzi, più grande è il senso di inferiorità, maggiore è l’ostentazione dogmatica di valore, che ne è una compensazione.

Questo significa che il narcisista sceglie le persone di cui circondarsi (e i suoi collaboratori) non sulla base di pregi, qualità, abilità (che anzi sono pericolose per la sua struttura psichica, visto che le qualità altrui potrebbero mettere in ombra le proprie), ma in base al riconoscimento del proprio valore. Non è raro trovare attorno a questi narcisisti di successo uno stuolo di leccapiedi interessati o di persone che realmente credono di aver a che fare con un essere eccezionale; questo significa anche che sono soli nel momento delle scelte, perché nessuno osa contraddirli.

Interessante è anche il sistematico “tener lontano tutto ciò che potrebbe rimpicciolire il loro Io”, basta dare un’occhiata al regime berlusconiano imperante per rendersene conto, chi osa mettere in dubbio o addirittura criticare Silvio Berlusconi, viene aggredito, si grida al complotto, lo si ritiene in malafede, nel migliore dei casi un povero imbecille (o “coglione”) indottrinato dalle sezioni di partito o dai giornalacci comunisti che continuano ad esistere oltre ogni decenza. L’ego berlusconiano è diventato quello dell’intera Nazione, lo si difende come si difendesse se stessi, i propri cari e i propri interessi, tutto il buono dell’Italia sta dentro il berlusconismo, tutto il peggio sta fuori e ha un solo nome “comunisti” (un meccanismo paranoideo che porta ad una pericolosa scissione dello Stato).

Capite, allora, perché Berlusconi va all’ultimo momento (“a sorpresa” scrivono la maggior parte dei giornali) a dire una cosa che sa già che susciterà polemiche a non finire? Non importa cosa dica o cosa faccia Berlusconi, secondo me non ha né ha mai avuto nessuna strategia, dice e fa semplicemente quello che cavolo gli pare, con l’atteggiamento del narcisista inveterato che è convinto che qualsiasi cosa faccia sia semplicemente sublime, celestiale, geniale (atteggiamento messo alla berlina da Manzoni che inscatolò ed etichettò la famosa “merda d’artista”), il giorno dopo ci sono in genere uno stuolo nutrito di giornalisti e opinionisti che ci spiegherà il senso autentico di ciò che Berlusconi ha fatto e detto e ci diranno quanto sia stata geniale, come sempre, quella trovata, come siamo in realtà di fronte ad un autentico mago delle comunicazioni, al Mandrake che tira fuori dal cilindro la madre di tutte le trovate, il deus ex-machina, l’escamotage più ingegnoso che si potesse trovare.

In realtà, gli elettori di Berlusconi sono perennemente in stand bay per non sprecare le poche energie mentali che possiedono e per non affaticare quella sporca dozzina di neuroni che gli rimangono; sono rimasti delusi che il loro idolo avesse dato le dimissioni così, senza lottare, senza colpo ferire, e si fosse graziosamente tolto dalle scatole senza far sentire una voce o un lamento.

Si sono sentiti soli e abbandonati, orfani di cotanto uomo, nostalgici delle sue cazzate (e davvero ci vuole molto impegno e molta fantasia per superare ogni giorno le cazzate precedenti), a rimpiangere le sue gaffes che avevano sostituito il Bagaglino; poi, è andato nel Resort in Kenia di Flavio Briatore e il terzo giorno era già resort anche lui come già qualcun altro prima di lui.

Berlusconi con i suoi aficionados è come l’ipnotizzatore che ascolti selettivamente come se la sua voce fosse quella dello Spirito Santo e ciò che ti dice di fare fai, ciò che ti dice di pensare pensi e se, come nella favola di Esopo, ti dicesse: “Hic Rhodus, hic salta!” (“Quì è Rodi, quì devi saltare!”), salteresti come una rana ad onta dell’impossibilità e dell’iperbolicità del salto.

Gli italiani di oggi (quelli che vedono Silvio come il messia, almeno) come già quelli dell’epoca del fascismo, non vogliono un politico, ma un padrone, per questo in Italia nessuno bada alle idee in politica, a ciò che chi si presenta pensa di fare, siamo molto più attenti a chi è il tizio che si presenta, ecco perché abbiamo la lista Monti, Bersani, Casini, Berlusconi, Bossi, Ingroia, Grillo, Giannino, non esiste un partito che si richiami a principi economici, sociali, ideologici, religiosi, ..., no esistono Tizio, Caio e Sempronio che scendono (o salgono ... fate voi) in campo con i loro armigeri, scherani, manutengoli, e talvolta si scannano fra di loro, poi si alleano, poi fanno gli scambisti (io ti do Ichino, tu mi dai Scilipoti).

Qualcuno nel mio ambiente (Massimo Recalcati, Cosa resta del padre? La paternità nell’epoca portmoderna, Raffaello Cortina, Milano, 2011; Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, Torino, 2000) parla dell’evanescenza del padre, non tanto come presenza quanto come figura, come qualcuno che abbia qualcosa da trasmetterti da una posizione autorevole da cui può trasmetterti dei valori, il saper vivere.

Non sto parlando del padre sempre assente, di quello che se ne frega della moglie e dei figli, di quello che si fa l’amante, di quello che se ne va, sto parlando del padre che non sa più essere padre e tranne mantenerti e aiutarti non sa più cosa potrebbe trasmetterti circa il senso della vita perché egli stesso l’ha smarrito.

Quando la figura del padre si riduce a questo, quando il padre è evanescente, ecco che ti cerchi un super-padre, un padre onnipotente, un tiranno, un padrone, un super-eroe, l’uomo della provvidenza, un Dio; in tutto ciò è complice la religione cristiana ... guardate come ha ridotto il padre, guardate che ne è stato del povero Giuseppe, incerto se il figlio sia suo, incerto su chi è e cosa ci sta a fare, sovrastato dallo Spirito Santo che viene diluito dalla storia del cristianesimo. 

 

 

 

 

 

 

 




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